SANDRO VARAGNOLO
 

Nato a Chioggia il 10 Agosto 1968, dove vive e lavora, fin dalla tenera età coltiva la passione delle scienze naturali, frequenta un gruppo naturalistico, dove è ancora oggi iscritto, ritiene la natura unica e sola manifestazione della mano di Dio, impossibile da superare o replicare, fino alla scoperta o meglio riscoperta, dopo il periodo scolastico e lavorativo, dell’arte, che avviene casualmente durante le pause di lavoro a Venezia.

La riscoperta dell’uomo e della sua opera è talmente sconcertante che continua assiduamente in un vortice di ricerca e collezionismo di oggetti e dipinti antichi. Una sorta di fame di conoscenza insaziabile che lo porta a girare per le maggiori città italiane, le cattedrali e le collezioni pubbliche di maggior rilievo, spingendolo alla consapevolezza che il divino non può non essere umano, anzi, è proprio l’uomo che rende divino il mondo.  L’arte diviene, per un lungo periodo fino alla piena maturità, una sorta di stanza segreta, di rifugio meditativo, di zona d’ombra dove coltivare il divino senza intrusioni; inizialmente solo come studioso, dove svolge attività di ricerca storico-artistica del territorio clodiense, ma successivamente, come vero e proprio atto concreto di sperimentazione totale, in particolare sulla tecnica ad olio.

Ad un lungo periodo di attività silente e personale, dove al contempo si prestava all’ impegno politico locale, dal 2010 l’impegno diviene man mano pubblico con opere legate fortemente al mondo surreale, ultimo retaggio figurativo lasciato dal modernismo, ma in costante trasformazione simbolica oltre che di realismo, quasi un avvicinamento a quella natura d’infanzia che tanto fu divinizzata.

Il contatto con importanti artisti del panorama italiano ed internazionale anche attraverso i social, dell’arte visionaria, hanno portato ad un notevole sviluppo di espressione artistica, dove il campo di ricerca non è soltanto superficiale, inteso come superficie pittorica, che pure e vivo e fervido, ma piuttosto viscerale, interno al divino che in questo caso non può che non essere l’umano.

MAURIZIO CAMPOSEO

Nato a Francavilla Fontana (Brindisi) nel 1965, figlio di un “maestro d’arte”, nel 1971 si trasferisce a Vicenza dove risiede tuttora. Entrato sedicenne come garzone di bottega nella Stamperia d’arte di Giuliano Busato, si nutre di lunghi e pazienti esercizi, dove stampa litografie e incisioni per gli artisti. Nel ripercorrere il segno di questi maestri, chiarisce il proprio. Insieme al padre Gildo, nel 1986 esordisce nelle prime esposizioni ma ben presto intraprende un percorso autonomo. Dal 1999 intensifica la sua partecipazione a mostre collettive organizzate da associazioni artistiche locali e da vari comuni in Veneto. In una instancabile autoaccademia, dove la sua principale guida è la necessità del segno, si esercita in un eclettismo di forme, stili e tecniche diverse. Poi la svolta. L’incontro con Alberto Peruffo, alpinista scrittore artista editore lo sorprende molto sensibile al tema della montagna, si rivela metafora di quella dimensione essenziale che sta cercando nel suo linguaggio espressivo. Queste “montagne essenziali” sono ispirate infatti alle spedizioni di Peruffo, con cui inizia a collaborare come membro fondatore della Fattoria Artistica, e che gli offriranno l’occasione di conoscere da vicino Reinhold Messner e Mauro Corona, Franco Battiato,  Vitaliano Trevisan e Luigi Meneghello,  Giuseppe Cederna. I suoi quadri proiettati su grande schermo fanno da sfondo agli eventi-spettacolo. Nel 2007, durante i 100 giorni del congresso sulla difesa della natura dell’artista Joseph Beuys alla 52° Biennale di Venezia, è uno dei 400 figuranti protagonisti di “The Wandering Cemetery” (Cimitero Vagante), scultura sociale in forma di performance artistica concettuale pacifista, inaugurata a Vicenza. Dal 2011 entra per un biennio nel direttivo culturale della CCC-Casa di Cultura Cibernetica, con sede nella Casa Rossa di Silvio Ceccato. Comincia così una serie di esposizioni personali che lo porta a Qu.bi Galleria (2015) nel palladiano Palazzo Valmarana Braga, con piani sovrapposti di cieli azzurri, nella insaziabile ricerca dell’oltre. Dal 2017 si sposta in città internazionali e partecipa a diverse esposizioni collettive come Artbox Project Zurigo Swiss ArtExpo, Premio Eccellenza Europea delle Arti (Palazzo Velli Roma) e ad altri concorsi a Parigi, Lisbona, Londra, L’Aia Olanda, Barcellona, Venezia, New York, Miami.

PAOLA TURRA

CATERINA MARGHERITA

PETER DELAHAYE

GIUSEPPE ZANON

CARLA ERIZZO

ANTONIO SIMONCIN

 

© 2020 S. Eufemia Art Gallery  

Giudecca 597, 30133 Venice

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